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	<description>segnali e pulsioni di coscienza pura</description>
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		<title>Sakineh</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Sep 2010 19:43:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfiere</dc:creator>
				<category><![CDATA[Inter-Nos]]></category>

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		<description><![CDATA[Ebbene, Sakineh. Tutti i giornali ne parlano e, come è giusto che sia, ormai ogni politico ne ha preso a cuore le sorti. Potevamo noi tacere un fatto così grave? No, perché il rispetto dei diritti umani viene prima di tutto, sempre, comunque e a prescindere. Perché è necessario comprendere e far comprendere a tutti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" src="http://www.repubblica.it/images/2010/09/08/190047646-6ae74e35-769c-4391-9727-712938f1e5fd.jpg" alt="" width="130" height="98" /></p>
<p>Ebbene, Sakineh. Tutti i giornali ne parlano e, come è giusto che sia, ormai ogni politico ne ha preso a cuore le sorti. Potevamo noi tacere un fatto così grave?</p>
<p>No, perché il rispetto dei diritti umani viene prima di tutto, sempre, comunque e a prescindere. Perché è necessario comprendere e far comprendere a tutti che non puoi permetterti di spezzare una vita umana semplicemente seppellendo la sua miseria con pietre e sassi. Perché in questi tempi di civiltà avanzata non puoi permetterti di imporre prima il velo e di prendere poi a sassate una vita senza ledere un diritto umano. Perché, è un fatto di giustizia naturale, la fine di ogni vita umana dovrebbe essere un evento naturale: se artificiale, non può sfociare da  uno scoppio di violenza cieca, quella lasciamola al medioevo; deve, invece, provenire da un atto di gentilezza nei confronti della vittima e della società. Perché occorre far comprendere a tutti che nel terzo millennio non bastano il far parte di una giuria coranica e il sospetto di omicidio per stroncare una vita umana ed è necessario invece far parte di una democraticissima nazione che faccia guerra altrove per liberare dal male, o pratichi iniezioni letali a casa sua. Una scarica elettrica sarebbe la soluzione più scenografica, ma poi vuoi mettere la puzza di bruciato?</p>
<p>Perdonatemi allora se per un attimo ho fatto confusione, forse devo essermi semplicemente distratto ma non è semplice ascoltare rapiti le parole di ministri e parlamentari che tuonano rispetto, civiltà e diritti umani dopo aver confermato l&#8217;invio di truppe italiane in Medio Oriente ed aver accettato indiscutibilmente l&#8217;amicizia del civilissimo popolo americano. Non è semplice seguire il percorso mentale di chi con onore si ostina a voler salvare le vite nei ceppi di veli e di precetti coranici e poi si scorda del prigioniero Valdez in Florida. O di Allen Davis, che ha dovuto essere trasportato alla sedia elettrica su una carrozzella. Una giornalista ha visionato la sua esecuzione ed è rimasta atterrita: Davis ha buttato sangue dalla bocca ed è morto tra atroci sofferenze. pesava quasi 200 chili, era incapace ormai di muoversi ma la legge lo considerava &#8220;pericoloso socialmente&#8221;.</p>
<p>Dopo tutto il popolo americano anche a noi ha dato la libertà dal male, che poi la libertà caduta dal cielo insieme alle bombe abbia dato la morte a 20000 civili foggiani è solo un dettaglio che resta nel cuore dei soli vinti.</p>
<p>Si direbbe quasi che il valore di una vita umana non sia assoluto e dipenda soltanto dalle qualità del popolo che decide di rubartela o forse dall&#8217;esempio, dalla minaccia, che puoi dar morendo, o forse ancora dai pretesti che puoi fornire vivendo quel poco tempo sul ciglio della morte. Forse è meno mortale la morte giunta per mano di un popolo tra i più democratici al mondo e forse è più giusta la morte data per avvertire quelli che hanno intenzione di trasgredire.</p>
<p>Tuttavia non sorprende che ci resti in mano la solita morale: i cattivi &#8211; prima erano gli indiani-   stanno sempre dalla stessa parte e, guarda un po&#8217; quanto è strano il caso, sempre dalla parte contraria a quella del più forte e dove i pozzi di petrolio fioriscono come margherite.</p>
<p>Sakineh e la sua storia allora non sono altro che un vuoto pretesto, messo in bocca a giornalisti e politici per mostrare il proprio infinito grado di umanità e civiltà. Dispiace assistere alla cieca disinvoltura con la quale si trasforma quotidianamente il dramma di una vita in uno sterile riflesso, in un comodo specchietto per allodole per catturare consensi, plausi e per levare facilmente le parole di bocca a chi magari è tanto bruto da poter accettare di buttare ai sassi una vita umana e non troppo sordo da sopportare l’amicizia di un popolo democraticissimo che tra i tanti pregi tenta di nascondere quel fastidioso vizietto di uccidere per precauzione.</p>
<p>Scusatemi, avrei voluto presentarmi in altro modo; meno caustico e magari più solare. Ma il tempo brutto di questi giorni leva in parte la capacità di essere ottimisti.</p>
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		<title>Olio di ricino made in 2010</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Sep 2010 11:34:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fener</dc:creator>
				<category><![CDATA[Informazione]]></category>
		<category><![CDATA[cose di regime]]></category>
		<category><![CDATA[regime]]></category>
		<category><![CDATA[silvio berlusconi]]></category>

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		<description><![CDATA[Al peggio non c&#8217;è mail limite. Questo principio fondamentale la congrega dei Brluscones che l&#8217;ha fatto capire ormai da un bel pò. Ciò non toglie che una mente evidentemente sciocca come quella del sottoscritto rimane ancora basito di fronte ai fatti che quotidianamente violentano la democrazia del nostro paese&#8230; E&#8217; noto ai più che nelle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" style="border: 1px solid black;" src="http://www.dietasanaonline.it/public/100_1256.jpg" alt="" width="198" height="252" /></p>
<p>Al peggio non c&#8217;è mail limite. Questo principio fondamentale la congrega dei Brluscones che l&#8217;ha fatto capire ormai da un bel pò. Ciò non toglie che una mente evidentemente sciocca come quella del sottoscritto rimane ancora basito di fronte ai fatti che quotidianamente violentano la democrazia del nostro paese&#8230;</p>
<p>E&#8217; noto ai più che nelle fila di B. si trovino tutta una serie di personaggi stipendiati il cui scopo è quello di occuparsi della demolizione dell&#8217;immagine di tutti coloro che non condividono il diktat berlusconiano. Si pensi ai vari Feltri, Minzolini, Belpietro, Fede, Liguori, Ferrara etc. Persone che opportunamente inserite nel sistema dei mass-media italiani si sono prodigati a misitificare il concetto di realtà nel nostro paese. I metodi del governo di regime sono stati dappirma più soft. Sono partiti dai telegiornali fatti a panino come insegnava Mimun con l&#8217;ultima parola (quella che si ricorda) sempre al rappresentante di governo. Li trovavamo all&#8217;inizio solamente nelle televisioni di B. e poi anche in RAI. Subito dopo sono arrivati gli articoli su quotidiani e riviste. Titoloni ad effetto contro questo o quell&#8217;altro esponenete. Il trucco sta nell&#8217;inventare una frottola resa man mano sempre più appetibile per il pubblico suscitando in loro l&#8217;interesse per lo scandalo. Una volta raggiunto questo scopo ogni smentita risulta inutile. Le vicende della compgana di Fini ne sono ampia dimostrazione.</p>
<p>Ora, in questi giorni, i metodi di regime si sono evoluti e si è passati a quella che si potrebbe tranquillamente definire, l&#8217;anticamera dell&#8217;olio di ricino. Esagerato? Non credo. Pensiamo un pò alle recenti gesta della nostra ministra al turismo, la cara Brambilla. Pare che ora il suo voler essere vicina e fedelissima a B non passi solo per suoi genitali, ma anche per azioni politiche degne del fascismo più manganellatore. Eh si perché è ormai certo che la Vittoria (Grillo la chiama giustamente Littoria. nda) sia la mente organizzativa dei pulmann anti fini. Gente pagata, organizzata e conovligliata solo per disturbare il presidente della camera Fini durante un comizio. La ministra del turismo, flessbile più che mai a variare i suoi incarichi, ha persino fatto apporre degli adesivi che coprissero il volto del presidente della camera con l&#8217;immagine della falce e martello. Fini il comunista. Azioni intimidatorie con il copyright della squadraccia fascista.</p>
<p>D&#8217;altronde, B. ce l&#8217;ha detto ieri. Dei finiani non si fida e quindi a marzo si vota. 9 mesi per ripulire il PDL da eventuali mele marce. O con lui o contro di lui. Che siano di sinistra o di destra non conta.</p>
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		<title>The firstborn is dead &#8211; Nick Cave &amp; The Bad Seeds (1984)</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Sep 2010 15:40:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fener</dc:creator>
				<category><![CDATA[Disco del mese]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Nick Cave che a metà degli 80 vive a Berlino ovest, in seguito alla fine dell&#8217;avventura londinese con i Birthday Party, è un uomo che sta affrontando una personale discesa all&#8217;inferno. La sua vita si svolge in un minuscolo appartamento, dove il tempo è diviso tra il consumo di eroina, la frequentazione dell&#8217;underground musicale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" style="border: 1px solid black;" src="http://www.ondarock.it/images/cover/firstb_1270214569.jpg" alt="" width="252" height="252" /></p>
<p>Il <a href="http://www.ondarock.it/songwriter/nickcave.htm">Nick Cave</a> che a metà degli 80 vive a Berlino ovest, in seguito alla fine dell&#8217;avventura londinese con i <a href="http://www.ondarock.it/songwriter/nickcave.htm">Birthday Party</a>,  è un uomo che sta affrontando una personale discesa all&#8217;inferno. La sua  vita si svolge in un minuscolo appartamento, dove il tempo è diviso tra  il consumo di eroina, la frequentazione dell&#8217;<em>underground</em> musicale tedesco e la lenta stesura di quello che sarà il suo primo romanzo, “And The Ass Saw The Angel”.<br />
Nello  spazio bianco di quel non-luogo che è la sua Berlino, insieme rifugio  di esuli e carcere a cielo aperto, Cave comincia a tratteggiare  un’intera mitologia musicale, personale, letteraria. Complici di questa  impresa sono i Bad Seeds, lo straordinario gruppo comprendente  l&#8217;ex-Birthday Party <a href="http://www.ondarock.it/interviste/mickharvey.htm">Mick Harvey</a> alla batteria, il leader degli <a href="http://www.ondarock.it/dark/einsturzendeneubauten.htm">Einstürzende Neubauten</a> Blixa Bargeld, alla chitarra, e <a href="http://www.ondarock.it/interviste/barryadamson.htm">Barry Adamson</a> al basso.<br />
Con  questa formazione prende forma il primo album a nome Nick Cave and the  Bad Seeds, “From Her To Eternity”, 1984, dirompente dichiarazione  artistica del leader, sorta di <em>tabula rasa</em> dove il blues del  Delta e del Mississippi rivive attraverso le forme di un raggelato rock  moderno, dove le percussioni dell&#8217;inferno post-industriale e il battere  dei canti di lavoro nelle piantagioni diventano un <em>unicum</em> indistinguibile.</p>
<p>Col  secondo album, “Firstborn Is Dead”, parte di quell’assalto furioso muta  in lucida esposizione, in una creazione che ha ormai preso una sua  complessità organica, un mondo di <em>fiction</em>, sì, ma vivo come la  trama di un grande romanzo. “Firstborn Is Dead” è quindi un nuovo  manifesto programmatico, dove i magmi tribali del passato si rapprendono  nelle forme secche di una forma-canzone gravida di umori ancestrali,  pervasa della più profonda tradizione popolare, blues, gospel e  spiritual, e dai suoi anfratti bui.</p>
<p>Il legame di Nicolas Edward  Cave (nato a Warracknabeal nello Stato di Victoria, Australia, figlio di  un insegnante d&#8217;inglese e di una bibliotecaria) col mondo di <a href="http://www.ondarock.it/songwriter/robertjohnson.htm">Robert Johnson</a> e dei bluesman maledetti è anzitutto di natura religiosa e letteraria.  L&#8217;educazione protestante e il senso di colpa &#8211; il padre muore mentre il  giovane Nick si trova in prigione &#8211; lo proiettano in un mondo di dolore  che Cave ricercherà nelle sue opere preferite, tanto nel dipinto  dell’“American Gothic” di Grant Wood, quanto nei libri di William  Faulkner e Flannery O&#8217;Connor, e che tradurrà in una vera e propria  rivisitazione dell&#8217;Antico Testamento in chiave postmoderna.<br />
Con  questo processo esistenziale, la luce della salvezza e la tenebra del  peccato sono impietosamente distinti; su tutto grava il peso tremendo  della Predestinazione: i <em>bad seeds</em>, i semi del male risiedono  inesorabilmente nel cuore dell&#8217;uomo, la Redenzione sembra ambigua, se  non fuori portata. Protagonista assoluto di questo dramma è ovviamente  lo stesso Nick Cave, che proietta se stesso in una galleria di  personaggi segnati da un Fato più che mai inesorabile, novello Robert  Johnson irrimediabilmente attratto dalla perdizione, dal sesso, dal  peccato, finanche dal delitto.</p>
<p>Nei testi del “Firstborn” vive  quindi un’autentica parata di personaggi, proprio ispirata  all&#8217;iconografia blues: c’è il satiro erotomane e corruttore, c’è la  figura di spaventapasseri da incubo che si proclama “custode del grano  dimenticato” e “Re di niente”, ci sono i cieli della collera divina, c’è  il ricercato come dannato sulla Terra, c’è il carcerato e il suo  rituale di automutilazione. Ma ci sono anche i riferimenti diretti o  indiretti ai musicisti, le nuove figure archetipiche: il già leggendario  Blind Lemon Jefferson, l’uomo cieco avviato lungo “il terribile tunnel  del suo mondo” verso il giorno del Giudizio, il <a href="http://www.ondarock.it/songwriter/bobdylan.htm">Dylan</a> di “Wanted Man”, e soprattutto <a href="http://www.ondarock.it/speciali/presley_bianchi.htm">Elvis</a>, “The King”.<br />
Mitologia tanto blasfema quanto venata di <em>black humour</em>,  il nuovo Vangelo di Cave trasforma la nascita di Presley in Tupelo  (secondogenito, in quanto “il primo nato è morto”) nell&#8217;avvento di un  nuovo Messia rock, di cui lo stesso Cave è il terribile profeta.</p>
<p><span id="more-1877"></span>I Bad Seeds in questo album fanno sul serio e, in mezzo a loro, Nick Cave mette in gioco la sua stessa vita. Il suo <em>bandleading</em> è probabilmente il più grande della musica rock, paragonabile a quello dei grandi direttori d’orchestra o dei grandi <em>performer</em> jazz. Non solo organizza timbri e colori con una libertà tanto  razionale quanto fantasiosa, ma immette nel canto e nell’accompagnamento  una dialettica intensa che riesce a coinvolgere qualsiasi parametro  sonoro. Ogni variabile armonica e dinamica, dal rumore più truce alla  melodia più elementare, persino i dettagli dell’incisione, la  stereofonia della produzione e dello spettro uditivo, entrano a far  parte della sua nuova idea di canzone, ne diventano &#8211; oltre che apparati  atti alla piacevolezza e alla completezza d’ascolto &#8211; anche veri  portatori di significato. E questo si ritrova forse al meglio in  “Firstborn Is Dead”</p>
<p>Il tuono-scroscio temporalesco (terribile  quanto scenografico) che apre “Tupelo”, uno dei miti assoluti del bardo  australiano, è il simbolo della notte dei tempi, del caos da cui genera  nuova vita. Il <em>groove</em> horror innervato dal basso di Adamson  s’impasta col suono di natura, e il rimbombo labirintico di echi si  traduce in un battito equatoriale, in cui il cerimoniere Cave e il suo <em>spoken</em> ringhiato (metà rantolo libero, metà canto gutturale) alzano  indefinitamente l’enfasi infausta. Solo l’invocazione da baccanale dei  Bad Seeds riesce a spezzare il <em>riff</em> asfissiante e il battito forsennato incessante, pur tenendo costanti i fregi <em>voodoo</em> e i fendenti aritmici e atonali delle chitarre.</p>
<p>Al capo estremo dello spettro vige l’altra dedica diretta, il <em>doppelgänger</em> di “Tupelo”: “Blind Lemon Jefferson”, la fase terminale del processo di  Cave, un teorema oscuro di accordi invisibili e tocchi fantasma. Le  onde d’urto malefiche (pure vibrazioni delle corde di basso) appaiono e  scompaiono dal silenzio più spettrale, fino a che Cave non pronuncia il  suo sillabario e pone fine temporanea all’agonia, abbozzando un <em>refrain</em> decrepito. I segni del blues sono ormai in fluttuazione come nubi rade,  le membra della forma canzone vagano senza meta nel vuoto, o brancolano  nel buio appena guidate dal senso di fine imminente.<br />
Per arrivare a  ciò, il cantautore appronta alti sforzi creativi. Anzitutto “Train-Long  Suffering”, in cui il gorgheggio affilato onomatopeico del cantante e la  chitarra lanciata a velocità sferragliante (non più <em>riff</em> ma vero <em>loop</em> brutale) schiantano ancor di più le intuizioni blues. La sezione  ritmica in controtempo, in particolare, sembra guidare la locomotiva,  facendola deragliare in piroette infernali di canto e controcanto a  cappella (forti dei giochi di parole ficcanti del poeta); ogni volta il  funambolico giro ricomincia più forte di prima, ogni volta aumentandolo  di qualche livello (fino alle sardoniche tastiere che imitano il  “ciuf-ciuf” del treno).</p>
<p>E lo scheletrico, Leadbelly-iano giro folk del delta di “Say Goodbye To The Little Girl Tree”, osteggiato dal <em>feedback</em> di Bargeld, ospita il canto dapprima lascivo quindi propulsore di scudisciate che emergono dalla batteria <em>stomp</em>,  fino a tintinnare cacofonici e a frangersi sullo stesso canto. Non meno  coerente è la cover del caso, la “Wanted Man” scritta da Dylan per <a href="http://www.ondarock.it/songwriter/johnnycash.htm">Johnny Cash</a>, un crescendo enfatico scaturito dal martellare ossessivo e dal ruggito del cantante.<br />
Ma  è soprattutto “Black Crow King” a raffinare (cioè a rendere ancor più  perversa) la sua idea di processione autoflagellante basata sul <em>fuzz</em> di chitarra, su colpi sincopati e ribattuti e cori spiritual, che tosto  lasciano spazio al soliloquio per voce e organo. La monomania del  leader raggiunge qui livelli alteri: non solo predica invasata, ma  addirittura premonizione visionaria.<br />
Invece, il Cave pianistico si  ritaglia uno spazio importante in “Knockin’ On Joe”, attanagliato,  continuo srotolarsi di patemi tragici, a partire da una lontanissima  armonica blues gotica; il piano svariona o si ripete imperterrito, come  in un offertorio, mentre i comprimari modulano gli effetti sonori  luttuosi, pur rimanendo in sordina; il canto delle piantagioni di cotone  come stridula nenia umanistica.</p>
<p>L’ineffabile <em>opus</em> numero 2 del poeta australiano è probabilmente il suo lascito più  clamoroso (in termini di scandalo), con scatti da furia punk  quasi-buffonesca, toni da predica biblica maledettista, l’empietà  persecutoria di un rito pagano; e chi lo prende come un disco solo  autopunitivo non ne ha inteso la sacrale profondità. C’è piuttosto  l’urlo gotico, lo sfinimento supremo, il <em>verfremdung</em>, il <em>cecidere manus</em>.  E di più: c’è la ricompensa. La sua forza traumatica risiede nello  sguardo lucido dell’autore, nella veridicità di un linguaggio che Cave  fa vibrare soprattutto quando non arretra davanti a nulla. Oltre alla  mirabile lezione di un blues-rock filtrato dalla scatola nera dello  spirito, l’opera avrà un lascito inestimabile, dalle nuove band  esistenziali ai cantanti post-punk, persino a poeti e romanzieri.<br />
“Tupelo”  è l’archetipo supremo di tutto il suo procedimento di citazioni per  accumulo: lo spunto per il testo proviene da “Tupelo Blues”di John Lee  Hooker, dove si narra dell’alluvione che flagellò la città del  Mississipi culla di Elvis. Il <em>refrain</em> “looky looky yonder” viene da un <em>medley</em> registrato da Leadbelly con Alan Lomax, di cui faceva parte anche  quella “Black Betty” contenuta in “Kicking Against The Pricks”, l’album  di cover del 1986 che &#8211; insieme ai due volumi di “The Original Seeds:  Songs That Inspired Nick Cave and the Bad Seeds” &#8211; è la guida ideale per  cogliere le radici del “Firstborn”: l&#8217;immersione del cantante nella  mitologia del blues rurale sudista pre-Seconda Guerra Mondiale, il suo  omaggio a Blind Lemon Jefferson, Skip James, Charley Patton. “Knockin’  On Joe” è il preludio alla prima collaborazione col regista John  Hillcoat (per la sceneggiatura di “Ghost&#8230;Of The Civil Dead”),  rinnovata recentemente con le musiche composte da Cave per “<a href="http://www.ondarock.it/recensioni/2010_caveellis.htm">The Road</a>”.<br />
Ristampato nel 2009 &#8211; in blocco con la sua prima parte di discografia &#8211; con l&#8217;aggiunta di Dvd audio 5.1, con video inediti.</p>
<p>Recensione: <strong>Ondarock</strong></p>
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		<title>Il circo equestre</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Aug 2010 15:36:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fener</dc:creator>
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		<category><![CDATA[cose di regime]]></category>
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		<description><![CDATA[Gheddafi in Italia per festeggiare il secondo anniversario dell&#8217;accordo tra Italia e Libia fortemente voluto dal premier Berlusconi. Gheddafi in Italia a proporre un teatro di assurdità che rivelano, e confermano, la completa distanza del nostro governo dalla realtà di un paese in difficoltà. Gheddafi a Roma accompagnato da amazzoni e cavalli pronto a replicare, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" src="http://www.corriere.com/media/13099.jpg" alt="" width="205" height="160" /></p>
<p>Gheddafi in Italia per festeggiare il secondo anniversario dell&#8217;accordo tra Italia e Libia fortemente voluto dal premier Berlusconi. Gheddafi in Italia a proporre un teatro di assurdità che rivelano, e confermano, la completa distanza del nostro governo dalla realtà di un paese in difficoltà. Gheddafi a Roma accompagnato da amazzoni e cavalli pronto a replicare, peggiorare ed offendere il popolo italiano con lo spettacolino dell&#8217;assurdo di cui ci aveva dato ampia dimostrazione lo scorso anno. Cerimonie costosissime ovviamente a carico del contribuente  per festeggiare il nsotro amico libico che dagli accordi ha ricevuto soldi, opere e soprattitto la possibilità di far dei morti. Berlusconi lo adore, soprattutto quando tiene le lezioni di Corano a 500 + 200 hostess ben disposte. Chissà quanto lo ha invidiato in quei momenti di religiosa intimità in cui Gehddafi irretiva le nostre donne (povere sciocche) per spiegar loro vantaggi e benefici del sesso femminile in Libia.<br />
E poi Frattini, il nostro ministro degli esteri. Quello che in Europa e nel mondo non se lo fila nessuno, ribadisce alle telecamere che chi non supporta o critica queste iniziative non ha a cuore il nostro paese. Mi verrebbe quasi da definirlo un partigiano. Gheddafi in Italia ad augurarsi un&#8217;Europa mussulmana con la Lega Nord che subito difende l&#8217;orgoglio cristiano. Peccato che poi sia ben lungi dal prendere a calci in culo questo pagliaccio libico. Papi Silvio se la potrebbe prendere.<br />
Silvio sorride e felice. Dice che il suo amico Gheddafi è un amante del folclore a cui piace scherzare, che non bisogna prenderlo troppo sul serio. Sarà anche un burlone questo Gheddafi, ma fa davvero pensare lo sfarzo con cui questo mandriano è stato accolto dal governo. Poco importa se le fabbriche chiudono se, proprio oggi i tassi di disoccupazione toccano il valore del 8,4%. Poco importa se la crisi sta mietendo vittime. L&#8217;accordo tra Libia ed Italia sarà parte integrante della ripresa economica che da oltre due annio attendiamo con fervore. W il circo di Silvio.</p>
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		<title>Puledre, fuochi, soldi &amp; santità.</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Aug 2010 12:30:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fener</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" style="border: 1px solid black;" src="http://larrestodelcarlino.myblog.it/media/02/00/1594160469.jpg" alt="" width="322" height="300" /></p>
<p>Qualche giorno fa nei quotidiani locali di Treviso era apparsa una notizia alquanto bizzarra. L&#8217;Ente Nazionale Protezione Animali (ENPA) era seriamente intenzionata e sporre denuncia contro il parroco di Cusignana, frazione di Giavera del Montello. Oggetto della denuncia (ad oggi non sappiamo se la denuncia sia stata realmente fatta) una particolare lotteria svolta all&#8217;interno della sagra paesana che vedeva come protagonista una cavallina che sarebbe stata vinta da colui che ne avrebbe indovinato il peso. L&#8217;ENPA contestava allo storico parroco del paese, Don Dionisio Rossi, l&#8217;utilizzo di un animale all&#8217;interno del contesto della sagra paesana il quale era rinchiuso all&#8217;interno di un recinto molto piccolo nonchè sottoposta al continuo afflusso di gente. La polemica è poi finita da sè in quanto la puledra è stata &#8220;vinta&#8221; da un partecipante  alla lotteria il quale però ha deciso di liberarla. A mio avviso la bagarre suscitata ha creato nella gente una curiosità che forse, prima degli articoli nei giornali, nemmeno esisteva. Come a dire che si punta al dito e non alla luna infatti vinta e salvata la puledra gli animalisti pare si sian tranquilizzati. Prete felice e paesani pure.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://www.publicdomainpictures.net/pictures/1000/nahled/33-1196545384.jpg" alt="" width="322" height="241" /></p>
<p>E come in ogni sagra paesana che si rispetti alla fine dei festeggiamenti c&#8217;è il bramatissimo spettacolo pirotecnico. Cusignana non fa eccezione anzi il parroco ne propone addirittura due. Uno a metà manifestazione ed uno al termine. Ed è proprio questo il punto che forse intendo sottolineare, soprattutto in riferimento al secondo spettacolo pirotecnico dove sono state bruciati oltre 300 kg di polvere pirica. Lo spettacolo, ci tengo a precisare, è stato interamente finanziato (stando ai dati noti) dalla nota azienda escavazione (cavatori) Grigolin quindi di fatto il parroco, manager e  coordinatore della mafestazione, non ha speso realmente dei soldi per l&#8217;acquisto di materiale pirotecnico. Non ha nemmeno fatto una semplice riflessione Don Dionisio Rossi che gli sarebbe potuta sovvenire magari accompagnata dal buon senso. Ha preferito non chiedersi se una donazione economica, sicuramente importante data la quantità e la qualità dello spettacolo in questione, poteva essere utilizzata in maniera più opportuna. Di fronte ad una crisi economica stringe le sue spire sempre più, e soprattutto sul ceto medio-basso, è morale utilizzare dei soldi per dei fuochi d&#8217;artificio? Davvero non si poteva pensare ad aiutare qualcuno magari in difficoltà? Davvero non c&#8217;era altra scelta? Penso di no, ma sono altresì convinto che il panem et circenses abbia prevalso sul buon senso. E questo, cosa ancor più triste, con il placet del paese che esultava di fronte a tanta maestosità.</p>
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		<title>Essere statisti suo malgrado</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Aug 2010 21:02:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fener</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<description><![CDATA[Come avrete certamente sentito tutti è morto l&#8217;ex capo dello stato Francesco Cossiga. La notizia non ci coglie certamente impreparati. La condizioni dell&#8217;emerito erano improvvisamente peggiorate questa notte e facevano seguito al ricovero del 6 agosto scorso. Ma non è della sua salute che voglio scrivere, quanto della morte del politico e di una delle [...]]]></description>
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<p>Come avrete certamente sentito tutti è morto l&#8217;ex capo dello stato Francesco Cossiga. La notizia non ci coglie certamente impreparati. La condizioni dell&#8217;emerito erano improvvisamente peggiorate questa notte e facevano seguito al ricovero del 6 agosto scorso. Ma non è della sua salute che voglio scrivere, quanto della morte del politico e di una delle tessere fondamentali della prima repubblica del nsotro paese. La dipartita del picconatore della prima repubblica lascia un enorme senso di incompiutezza. Con lui se ne vanno molti dei misteri del nostro paese. Primo fra tutti il caso Moro. La sua figura e le sue scelte, allora Cossiga era ministro dell&#8217;interno, furono determinanti, nella triste vicenda del presidente democristiano. La scelta di non trattare con le brigate rosse condannò di fatto Aldo Moro. Nulla valsero le missive che lo stesso Moro inviò a Cossiga con la speranza di venire ascoltato e poi salvato. Cossiga di fatto si rese responsabile di una scelta che cambiò ineluttabilmente la storia del nostro paese.</p>
<p>Ciò che poi non fu chiarito del tutto fu quanto la P2 incise nelle scelte sue e del governo. Gli organi istituiti da Cossiga durante i 55 giorni del sequestro sappiamo essere stati fortemente infiltrati da autorità militari e non affiliati o comunque vicini alla loggia massonica P2 ed è quindi logico pensare che vi fu sicuramente opera di coercizione nei confronti dello stato. Coercizione che sicuramente ha avuto anche origini atlantiche. Cossiga non ne parlò mai apertamente, neppure una volta dimessosi da minstro dell&#8217;interno dopo la triste conclusione del caso Moro. Inoltre la cosa che più mi fa riflettere, sulla quale tra l&#8217;altro non si effettuerà mai completo approfondimento, è il grado di infiltrazione di apparati non statali all&#8217;interno dello stato stesso. Allora come adesso. Si perché nelle durissime vicende di fine anni settanta ritroviamo similitudini che a ragion veduta oggi dovremmo considerare perlomeno allarmanti. L&#8217;attitudine alla massoneria per esempio non é mai cambiata. Come immutata abitudine nel corso in trentanni di repubblica, più o meno democratica, si é costruito il diritto alla ricchezza e al potere basandosi su sotterfugi e malefatte che nulla hanno da condividere con la costituzionalità.</p>
<p>La morte di Cossiga sia chiaro non porterà alla risoluzione di nessuno dei grandi misteri che avvolgono come coltre nebbiosa il nostro stato. Ma se tanto ci da tanto possiamo supporre che come lui è stato descritto come uomo di stato  devoto alla bandiera, malgrado il suo esser abituè dell&#8217;omissis nonché amante del manganello, fra qualche anno Silvio e massoni vari verranno elogiati con gli stessi aggettivi. Malgrado la mafia, i soldi sporchi, le troie, i palazzinari e tutti gli amici degli amici al suo seguito.</p>
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		<title>CCCP: 1964-1985 Affinità-divergenze Tra Il Compagno Togliatti E Noi &#8211; Del Conseguimento Della Maggiore Età (1986)</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Aug 2010 09:41:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fener</dc:creator>
				<category><![CDATA[Disco del mese]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>
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		<description><![CDATA[I CCCP possono ragionevolmente ambire al titolo di massima rock band italiana di sempre. Si continuerà a discutere all&#8217;infinito sul rapporto tra la nostra scena e quella internazionale, sulla specificità &#8220;locale&#8221; della realtà italiana e sulla (presunta) impossibilità di confrontarla con quella d&#8217;ascendenza anglo-sassone, ma un fatto è certo: la band emiliana è riuscita a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" src="http://www.ondarock.it/images/cover/cccp_7664.jpg" alt="" width="200" height="201" /></p>
<p>I <a href="http://www.ondarock.it/italia/giovannilindoferretti.htm">CCCP</a> possono ragionevolmente ambire al titolo di massima rock band italiana  di sempre. Si continuerà a discutere all&#8217;infinito sul rapporto tra la  nostra scena e quella internazionale, sulla specificità &#8220;locale&#8221; della  realtà italiana e sulla (presunta) impossibilità di confrontarla con  quella d&#8217;ascendenza anglo-sassone, ma un fatto è certo: la band emiliana  è riuscita a catturare lo spirito di quella cosa che tutti chiamano  &#8220;rock&#8221;, e lo ha fatto con un linguaggio che, pur risentendo del contesto  d&#8217;origine &#8211; Europa, Italia, Emilia (paranoica e non) &#8211; può ritenersi  appieno &#8220;universale&#8221;. In questo connubio, così spinto da apparire spesso  surreale, tra provincia italiana e avanguardie internazionali, sta la  grandezza del gruppo, il cui fervore punk è incarnato anche fisicamente  dal cantante-sciamano <a href="http://www.ondarock.it/italia/giovannilindoferretti.htm">Giovanni Lindo Ferretti</a>: ossuto, nevrotico, allucinato, quasi una sorta di John Lydon padano.</p>
<p>I  CCCP nascono nel 1982 in una discoteca di Berlino, dall&#8217;incontro di  Ferretti con il chitarrista Massimo Zamboni. I due si muniscono di drum  machine e suonano in giro per la Germania. Il ritorno in Italia porta  l&#8217;illuminazione. La cultura popolare emiliano-romagnola, tradizioni  comuniste comprese, può essere filtrata da etica ed estetica punk. Le  coordinate sonore della band sono soprattutto la scena  elettro-industriale tedesca, dai <a href="http://www.ondarock.it/elettronica/kraftwerk.htm">Kraftwerk</a> agli <a href="http://www.ondarock.it/dark/einsturzendeneubauten.htm">Einsturzende Neubauten</a>, il punk e proto-punk americano (<a href="http://www.ondarock.it/rockedintorni/mc5.htm">Mc5</a>, <a href="http://www.ondarock.it/rockedintorni/stooges.htm">Stooges</a>, <a href="http://www.ondarock.it/rockedintorni/ramones.htm">Ramones</a>), il cantautorato italiano (<a href="http://www.ondarock.it/italia/francobattiato.htm">Franco Battiato</a> in primis) e la dark-wave britannica (dai <a href="http://www.ondarock.it/dark/pil.htm">PIL</a> ai <a href="http://www.ondarock.it/dark/bauhaus.htm">Bauhaus</a>).  Ma i CCCP non sono l&#8217;ennesima copia di una band straniera: sono una  band provinciale italiana che ha deturpato tutto quello che poteva  essere tradizionalmente italiano, dalla canzonetta al ballo liscio, e  l&#8217;ha tritato in un frullatore punk a velocità supersonica.</p>
<p>Dopo  un paio di Ep, i cui brani vengono raccolti su &#8220;Compagni, cittadini,  fratelli, partigiani&#8221; (1984), i CCCP pubblicano nel 1986 il loro vero  primo album, dal chilometrico e icastico titolo di &#8220;Affinità e  divergenze fra il compagno Togliatti e noi. Del conseguimento della  maggiore età&#8221;. E&#8217; un periodo cruciale per il rock italiano: due anni  prima, infatti, era uscito &#8220;Siberia&#8221; dei <a href="http://www.ondarock.it/italia/diaframma.htm">Diaframma</a>, l&#8217;anno precedente &#8220;<a href="http://www.ondarock.it/pietremiliari/litfiba_desaparecido.htm">Desaparecido</a>&#8221; dei <a href="http://www.ondarock.it/italia/litfiba.htm">Litfiba</a>,  due dischi-chiave per la nascente scena &#8220;new wave&#8221;. Ma rispetto a  Litfiba e Diaframma, i CCCP sono ancor più radicali ed eversivi. Nessuno  prima di loro aveva osato infarcire le canzoni italiane con simili dosi  di violenza, disperazione e paranoia.</p>
<p>Le loro provocazioni  sarcastiche &#8211; che dal vivo si accompagnano al circo surreale di Danilo  Fatur (Artista del popolo) e Annarella Giudici (Benemerita Soubrette) &#8211;  si riflettono fin nella confezione dell&#8217;album. La copertina è  beffardamente griffata in stile &#8220;socialismo reale&#8221;, con l&#8217;effige del  &#8220;compagno Togliatti&#8221; sullo sfondo. L&#8217;originale è in vinile rosso,  firmato &#8220;Attack Punk Records&#8221;, con su un lato il ritratto di un punk,  sull&#8217;altro la scritta &#8220;Punk filosovietico/ musica melodica emiliana&#8221;.  Farvi scivolare la puntina sopra (o, più prosaicamente, inserire il cd  ristampato dalla Virgin nel lettore) equivale a una seduta di  elettroshock prolungata.</p>
<p>Pronti via: ecco subito l&#8217;urlo-proclama  di &#8220;CCCP&#8221;, con le chitarre gracchianti e un ritornello che mette subito  in chiaro le (in)certezze politiche del gruppo: &#8220;Fedeli alla linea e la  linea non c&#8217;è&#8221;. Un nugolo di feedback, un basso indolente e una  batteria elettronica che è una pulsazione continua sono il marchio di  fabbrica della band, che torna subito alla carica con uno dei suoi inni:  &#8220;Curami&#8221;. I CCCP cantano le psicosi di una generazione di zombie, che  percorre gli anni 80 di traverso, sentendosi costantemente fuori posto.  Per questo, più che l&#8217;amore e i buoni sentimenti, invocano una cura, una  medicina che liberi la mente dagli incubi paranoici da cui è  ossessionata: &#8220;Prendimi in cura da te, curami, curami&#8221;, implora Ferretti  con il suo canto rantolato, tra il giro punk della chitarra e i  tintinnii stranianti di uno xilofono; poi, la canzone sembra quasi  incantarsi nella reiterazione ossessiva (altro tipico espediente dei  CCCP) della frase &#8220;Solo una terapia, solo una terapia!&#8221;. Alla fine, non  restano che il bit meccanico della batteria elettronica e gli ultimi  spasmi dello xilofono. Non siamo molto lontani dalle crisi di nervi dei  PIL.</p>
<p>Le droghe, per i CCCP, non sono mai funzionali  all&#8217;eccitazione o all&#8217;ampliamento delle facoltà percettive: sono  antidepressivi, calmanti, sonniferi&#8230; sono il &#8220;Valium Tavor Serenase&#8221;:  &#8220;Il valium mi rilassa/ il serenase mi stende/ il tavor mi riprende&#8221;. I  ritmi del brano, invece, sono forsennati: una sfuriata hardcore di  violenza inaudita che si spezza di colpo per lasciare il campo a un  intermezzo di liscio (&#8220;Emilia mia, Emilia in fiore&#8221;, in puro tre quarti  da balera!). Il punk che sposa Casadei: che inaudito oltraggio!</p>
<p><span id="more-1852"></span>Se  la musica conserva sempre una carica detonante, le storie sono immerse  in una desolazione surreale, da &#8220;Trafitto&#8221;, che allenta il ritmo con il  suo proclama d&#8217;apatia (&#8220;Trafitto sono/ trapassato dal futuro/ cerco una  persona/ Fragili desideri/ a volte indispensabili/ a volte no&#8221;) a  &#8220;Noia&#8221;, cupa e depressa come da titolo.</p>
<p>L&#8217;Emilia dei CCCP  mantiene la sua verve ironica, seppur inacidita da una vena sarcastica,  ma abbandona ogni traccia di bonarietà ed edonismo. Anche l&#8217;amore, si  diceva, ha perso ormai ogni connotato sentimentale, ed è ridotto a una  dimensione brutalmente meccanicistica: &#8220;Un&#8217;erezione, un&#8217;erezione triste  per un coito molesto, per un coito modesto/ Spermi spermi indifferenti,  per ingoi indigesti/ io attendo allucinato la situazione estrema&#8221; (da  &#8220;Mi ami&#8221;?).</p>
<p>&#8220;Morire&#8221; è un&#8217;altra staffilata esiziale: Ferretti,  sempre più visionario muezzin (perdonate l&#8217;abusato termine, ma si tratta  pur sempre di colui che ha scritto &#8220;Punk Islam&#8221;&#8230;), infierisce  sull&#8217;ascoltatore con il suo canto indolente: &#8220;Produci, consuma, crepa/  Produci, consuma, crepa/ Cotonati i capelli, riempiti di borchie/  rompiti le palle/ rasati i capelli/ crepa/ crepa&#8221;. A &#8220;Io sto bene&#8221; il  compito di assestare il colpo finale: su una cadenza ballabile, Ferretti  intona uno degli inni del decennio: &#8220;Non studio, non lavoro, non guardo  la tv, non vado al cinema, non faccio sport&#8221;. Gli anni 80 visti alla  rovescia: l&#8217;edonismo lascia posto alla depressione, il consumismo  all&#8217;abulia, l&#8217;arrivismo all&#8217;insicurezza: &#8220;Io sto bene io sto bene/ io  sto male io sto male/ io non so io non so/ come stare dove stare&#8221;.</p>
<p>Il  clima dark di &#8220;Allarme&#8221;, inquieto tango dai sussulti rock, (&#8220;Muore  tutto, l&#8217;unica cosa che vive sei tu. Solo tu, solo tu&#8221;) è il preludio al  lungo delirio finale di &#8220;Emilia Paranoica&#8221;, manifesto del disco e forse  dell&#8217;intera carriera del gruppo. Una stasi oppressiva &#8211; batteria  elettronica al ralenti, con gli accordi di chitarra in sincrono con il  canto sillabato e monocorde di Ferretti &#8211; improvvisamente prende  velocità, con le chitarre urticanti di Zamboni a squarciare l&#8217;orizzonte;  poi, tutto si blocca di colpo, e ritorna la cupa lentezza dell&#8217;inizio.  L&#8217;Emilia solare dei luoghi comuni diventa una landa fredda e nebbiosa,  terra di tossici e sbandati, frontiera finale dell&#8217;alienazione. &#8220;Aspetto  un&#8217;emozione sempre più indefinibile&#8221; è il &#8220;testamento&#8221; finale di  Ferretti.</p>
<p>L&#8217;album lancerà i CCCP nel firmamento del rock  italiano e non solo: i concerti a Pankow e a Mosca sanciranno il  riconoscimento internazionale della più internazionale tra le nostre  rock band. Poi, anche Ferretti e compagni dovranno adeguarsi ai tempi e  alle nuove sigle, e sarà il tempo dei <a href="http://www.ondarock.it/italia/giovannilindoferretti.htm">CSI</a>. Ma questa è un&#8217;altra storia.</p>
<p>RECENSIONE: <a title="Ondarocl" href="http://www.ondarock.it/pietremiliari_ita/cccp_affinita.htm" target="_blank">ONDAROCK</a></p>
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