« Tutto era cominciato un mattino d’inverno, il 17 febbraio 1992, quando, con un mandato d’arresto, una vettura dal lampeggiante azzurro si era fermata al Pio Albergo Trivulzio e prelevava il presidente, l’ingegner Mario Chiesa, esponente del Partito Socialista Italiano con l’ambizione di diventare sindaco di Milano. Lo pescano mentre ha appena intascato una bustarella di sette milioni, la metà del pattuito, dal proprietario di una piccola azienda di pulizie che, come altri fornitori, deve versare il suo obolo, il 10 per cento dell’ appalto che in quel caso ammontava a 140 milioni.» (Enzo Biagi, Era ieri)

La storia tende a ripetersi? Si tratta di corsi e ricorsi storici, oppure, in realtà, noi non ci siamo mai mossi e siamo andati solo disperatamente più a fondo?

L’inchiesta Mani pulite, durata due anni e condotta da cinque magistrati, ha portato a 1300 fra condanne e patteggiamenti definitivi. [1] Tra le assoluzioni, moltissime sono quelle per prescrizione. Quelle nel merito, invece, sono una minima parte, il 14,5 % [2]

Tangentopoli non ci riguarda?  “lo han fatto tutti?” quindi li perdoniamo tutti?.. forse qualche calcolo su quello che ci é costato ci permette di avere un’idea di quanto questi grandi ladri hanno rovinato le nostre vite, il nostro Stato, noi. Nel 1992 l’economista  Mario Deaglio calcolò la ricaduta economica del giro di tangenti sui conti dello Stato, e quindi sulle tasche dei cittadini. La lievitazione dei costi degli appalti, finalizzata all’ottenimento dei margini fraudolenti, nonché i lavori inventati ex-novo per generare il giro di tangenti, ha una ripercussione rilevante sui costi che lo Stato si accolla nei lavori pubblici, tale che, in alcuni casi, l’esborso per le opere pubbliche viene ad essere due, tre, quattro e più volte il corrispettivo per analoghe opere pubbliche realizzate in altri paesi europei. Deaglio ha stimato [2] che il giro delle tangenti generasse orientativamente:

  • 10 000 miliardi di lire annui di costi per i cittadini;
  • un indebitamento pubblico fra 150 000 e 250 000 miliardi di lire;
  • tra 15 000 e 25 000 miliardi di interessi annui sul debito.

Di fatto, il 1992 fu un anno drammatico per i conti dello Stato. Il rapporto debito/PIL  superò il 105% .Il 13 agosto 1992 l’agenzia Moody’s declassò il rating italiano ad Aa2 per via dell’insicurezza degli investimenti realizzabile in Italia in quel momento. Per porre un argine alla bancarotta, il governo Amato fu costretto a varare, nell’autunno di quell’anno, una finanziaria pesantissima per l’epoca: 92 000 miliardi di tasse, con in aggiunta il prelievo forzato del 6 per mille su tutti i conti correnti bancari italiani, considerato il vero e proprio “scontrino finale” di Tangentopoli.[1]

Questi numeri ci possono portare ad una sola risposta possibile: le tangenti non erano l’eccezione, erano la regola.

Oggi gli indagati della “nuova Tangentopoli” sono in maggioranza, oltre che imprenditori, funzionari e impiegati delle pubbliche amministrazioni, anche se non mancano i politici. Come nella “vecchia Tangentopoli” scoperta proprio a Milano nel 1992[2]. Con qualche differenza: oggi gli indagati e perfino i condannati non pagano alcun prezzo politico, non ricevono alcun contraccolpo d’immagine davanti all’opinione pubblica, né tantomeno sono emarginati dai loro partiti. Anzi: spesso fanno carriera.

Come é possibile? Grazie al regime mediatico che tutto centrifuga, tutto smonta e tutto ci fa assorbire già codificato come pappa pronta.

Risultato? L’opinione pubblica trova tutto questo normale, non s’indigna, non riesce a vedere come queste grandi truffe possano ripercuorsi nella vita di ogni cittadino, privandolo di fatto del lavoro, dei soldi, dei servizi, della qualità della vita e del futuro. Nostro e dei nostri figli.

[1]Marco Travaglio, Promemoria, Bologna, Corvino Meda editore, gennaio 2009.

[2]http://www.societacivile.it/focus/articoli_focus/mani_pulite.html

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